“Re Giorgio”. Era il 2011 quando il New York Times, in un profilo del sabato, definì con questo appellativo Giorgio Napolitano. Il significato celato dietro l’epiteto assume una connotazione positiva, votata a elogiare nell’esercizio delle funzioni di Presidente della Repubblica, la sua azione difensiva delle istituzioni democratiche italiane e il suo ruolo di protagonista nel passaggio dal governo Berlusconi al governo Monti.

Sono oramai passati giorni dalla sua morte, ma come in vita, le sue gesta, nel bene e nel male, continuano a generare ampi dibattiti e scontri. Proprio nelle ultime ore si è alzato un polverone sulla questione relativa alla sua successione, sostenendo, calcolo molto criticato, che Napolitano abbia lasciato ai suoi eredi una cifra pari a 98 mila euro al mese per 7 generazioni. Inverosimile secondo alcuni, ma che sia un uomo da eventi straordinari e unici nel suo genere non lo si può escludere. Chi l’avrebbe mai detto che in un solo uomo si sarebbero potuti concentrare tanti primati a livello istituzionale. Napolitano è stato il primo Presidente della Repubblica ex membro del Partito Comunista Italiano, primo nella storia dei Presidenti dello Stato italiano repubblicano ad essere eletto per un secondo mandato, il più anziano tra i Capi di Stato eletti e fino al momento delle sue dimissioni il più anziano tra i Capi di Stato europei, nonché il Presidente della Repubblica Italiana più longevo della storia, anche se Mattarella è oramai vicino ad eguagliarlo o addirittura superarlo in quello che é il profilo istituzionale più alto del Paese.

Napolitano nasce a Napoli il 29 giugno del 1925, nei primi anni del Ventennio fascista. Come molti altri, dopo essersi diplomato, si iscrisse all’università, dove inizia a maturare un interesse per gli ambienti politici. Pare avesse un’iniziale inclinazione per i Gruppi Universitari Fascisti, quale articolazione universitaria del più temuto dei partiti della storia politica del Regno, per poi voltare lo sguardo, quasi immediatamente, nel mentre era ancora nel pieno degli studi accademici, a quello che forse fu il più acerrimo dei nemici del regime tirannico italiano, il comunismo. Aderirà nel 1945 al PCI e conseguirà la laurea in giurisprudenza nel 1947. Da questo momento in poi inizierà la sua ascesa politica. Viene eletto deputato nel 1953 restando in carica fino alla dodicesima legislatura, con una breve interruzione determinata da una sua assenza nella quarta. Parlamentare europeo dal 1989 al 1992, Ministro dell’interno e per il coordinamento della protezione civile dal 1996 al 1998 e a coronamento Presidente della Repubblica dal 2006 al 2015, quando poi rassegnerà le dimissioni.

La sua vita non fu caratterizzata solamente da luci, perché le ombre non mancarono, o perlomeno non gliele fecero mancare. La storia di Giorgio Napolitano coinvolge una serie di vicende dove far chiarezza non è esattamente così facile. Basti pensare alla questione del lodo Alfano, legge approvata nel 2008, con la quale si andarono a sospendere i processi penali nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato: Presidente della Repubblica, Presidente del Senato, Presidente della Camera, Presidente del Consiglio dei Ministri. Sospensione applicata dall’assunzione fino alla cessazione dell’incarico. Secondo alcuni il lodo Alfano fu una legge finalizzata a favorire colui che allora rivestiva le funzioni di Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, generando malumori che hanno trovato il loro sfogo nell’incostituzionalità del lodo in una sentenza della Consulta. Le polemiche in questa vicenda, così come in altre simili, non poterono che riverberarsi su colui che allora era il firmatario ultimo delle leggi: Giorgio Napolitano, in qualità di Capo dello Stato. Questa storia è soltanto uno degli episodi che compromisero, nella mentalità di alcuni, la sua figura politica e istituzionale.

Napolitano ci ha lasciati il 22 settembre del 2023 all’età di 98 anni. Alla camera ardente di Napolitano un altro evento unico nella storia. Per la prima volta un Papa si è recato a rendere omaggio alle spoglie di un Presidente della Repubblica Italiana, come se Napolitano volesse riservarsi un ultimo primato anche dopo la morte. Il funerale è stato celebrato in forma laica a Montecitorio alla presenza di alte cariche internazionali, presenti per dare il saluto finale ad un uomo che ha affascinato ma anche fatto tanto discutere di sé.